Ricordo di Lucianietti, il fisico-sognatore La vita per la luce: stelle, laser e fede

“Ha sempre detto: ‘siamo pellegrini su questa terra. Ci sono scienziati che credono e scienziati che non credono. Sono un credente. ” Lo racconta Marcia, la sua sorella ginecologa, che insieme al fratello Alessandro, primario chirurgo, era accanto a lui e alla moglie Paola nell’ospedale di Papa Giovanni XXIII nei giorni della sofferenza e dell’addio. Antonio aveva 54 anni, era un fisico e specializzato in laser. Con una beffarda coincidenza, è tornato per cure a Bergamo il 1 ° ottobre, esattamente 24 anni dopo aver salutato la città dove, essendo nato a Verona, era cresciuto dal 1969 a Borga Santa Caterina.

Era un pensatore italiano che ha scelto all’estero per realizzare il suo sogno professionale e sentirsi cittadino del mondo: Berna (PhD all’Università dal 1996 al 2000), Berlino (ricercatore al Max Born Institute dal 2000 al 2003), Bielefeld (Professore universitario nel 2004), San Francisco (dottorando presso Lawrence Livermore National Laboratory dal 2004 al 2006), Louisiana (ricercatore dell’Osservatorio della Liverstone League dal 2007 al 2009), Parigi (ricercatore Cnrs dal 2009 al 2011) gg.) E per nove anni a Praga, dove è stato a capo dell’ultimo dipartimento di sviluppo del laser più potente del mondo nel centro di Hilas, travolto da messaggi di simpatia da tutto il mondo. Il capo del progetto Tomasz Motsek lo ha ricordato in una bellissima lettera, affermando che “l’obiettivo di creare il sistema laser più potente del mondo era la fantascienza, ma anche grazie alla determinazione di Antonio il sogno è diventato realtà. Nel 2016”, ha sottolineato Lucianti, accademico Repubblica Ceca, è stato “un insegnante eccezionale per i suoi studenti, convinto che una delle missioni del progetto fosse quella di formare giovani ricercatori, scienziati del futuro” (il suo più bel piacere, per suo nipote Marcello), che la sua morte è stata “una perdita per l’intera comunità scientifica” ed esaltava la sua eredità morale: “L’essenza della gentilezza, del dovere e della vera umanità. Era di cuore aperto e sempre pronto ad aiutare gli altri. La sua squadra era una specie di oasi di pace”.

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Nel 2017 Rainer Weiss, Barry Barysh e Kip Thorne hanno ricevuto il Premio Nobel per la Fisica per aver dato una spinta importante alla costruzione dell’Osservatorio di Ligo e nel 2015 per la prima rilevazione diretta delle onde gravitazionali previste nella teoria della relatività generale di Albert Einstein in un secolo. indietro. Ebbene, tra i tanti studiosi che hanno contribuito alla storica scoperta, c’è Luchanets per il suo lavoro in Louisiana. Tra il 1998 e il 2020 è stato autore o coautore di 242 articoli, tra i quali i più citati sono relativi al progetto Ligo dal 2008 al 2011. In America è stato introdotto dall’ingegner Arasio Svelta, professore onorato del Politecnico di Milano, pioniere della fisica dei laser.

Antonio Luchanetti, a sinistra, con l’ing. Oracio Svelta, Professore Onorato del Politecnico di Milano, pioniere della fisica del laser

Una vita finita prematuramente, ma ricchissima, perché la sua sete di conoscenza era inesauribile, ei suoi interessi si ripetevano – dalla musica classica con il suo Bach preferito alla montagna (Baselga di Pino era il suo buen-retire), ai libri – amava i salmi e le opere di Sant’Agostino – all’arte, dal vino al volontariato. La vita, che – dopo il diploma di Lusano, la passione per l’astronomia (è stato uno dei fondatori del Bergamo Club: quante notti con il cannocchiale nella fortezza di San Vigilio), una laurea in fisica a Milano e un sostituto al liceo di matematica – è stata sconvolta da una grande avventura all’estero: conosce Paola, sua moglie genovese, insegnante di italiano, in un corso di lingua tedesca a Berna e la sposa nel 2001, chiedendole una mano sullo sfondo del maestoso ghiacciaio svizzero. Quante ne sono state tolte e quante scatole … Sua figlia maggiore Margarita, 18 anni, è nata a Berlino e studia in un college del Michigan, e la sua seconda figlia Martin, 15 anni, ha la cittadinanza americana.

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Lucianetti a bordo dell'auto

Lucians a bordo dell’auto “Ritorno al futuro”

Lontano, ma sempre molto vicino, a Bergamo, in Città Alta, alla sua orgogliosa famiglia, alla madre di Adriana, che ha preso d’assalto le telefonate per imparare le ricette di cucina, e al padre di Marcello, il suo vulcanico archivista a 91 anni. , ai fratelli ai quali ha inviato un WhatsApp dettagliato ad una foto che ammirava sia sulla strada per il rifugio alpino. “È come se fosse qui”, dicono all’unisono. Ad agosto era in vacanza in Italia, anche in Dorse, quando il male non si era ancora manifestato nella sua crudeltà, aveva già programmato i prossimi due anni a Praga con la sua solita forza di volontà, sempre con voglia di progredire. Dopo le visite in Giappone e Corea del Sud sarebbe dovuto volare in Cina per ampliare il raggio d’azione, il viaggio è stato rinviato a causa del Covid-19. In futuro, dopo Praga, immaginava un ritorno in Italia, di cui aveva una crescente nostalgia, diventava un vero professore di fisica teorica e poteva insegnare all’università. Lui e Paola hanno parlato di una casetta sul Lago di Garda, ma il destino non l’ha voluta.

Luchanetti in cima alla vetta dolomitica.  La montagna era per lui una grande passione

Luchanetti in cima alla vetta dolomitica. La montagna era per lui una grande passione

Ciao Lucia, una compagna di liceo e dalle prime incursioni in Europa, eravamo veri amici, eravamo fratelli, una manciata fantastica. Diverso ma unico. Di tanto in tanto in vacanza sparivi all’improvviso perché dovevi assecondare il tuo innato spirito di indipendenza e libertà, e abbiamo scoperto che meditavi, ammiravi una specie, forse fumavi un sigaro. A volte sei stato astratto dalla realtà, hai avuto difficoltà a entrare nei tuoi pensieri, a indovinare i tuoi sentimenti, ma hai già visto lontano. Grazie per tutto quello che sei stato.

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Rocco Miniati

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