Everest, in coda per la vetta: muoiono in dieci per malore

Si è aperta la grande stagione alpinistica primaverile sull’Himalaya, così grazie a una finestra di bel tempo molte spedizioni hanno tentato la vetta. Questo ha fatto si che si ritrovassero più di 700 persone in attesa di arrivare in vetta all’Everest. Sono stati rilasciati 381 permessi di scalata, per circa 11 mila dollari l’uno. Ogni permesso, quindi ogni alpinista ha la possibilità di farsi accompagnare da uno sherpa personale, ecco che il numero di persone che si trovava a circa 8.800 metri era incredibile.

Proprio nell’attesa di compiere gli ultimi passi e toccare la vetta molti hanno accusato malori. Sia perchè le bombole di ossigeno erano alla fine sia per ipotermia. A quelle altitudini siamo in quella definita la “zona della morte” dove l’equilibrio per rimanere in vita è precario e le condizioni ambientali molto delicate.

I numeri che coinvolgono le scalate al monte Everest in questo periodo dell’anno sono da capogiro. L’anno scorso si sono registrate ben 801 salite, con tanto di accompagnamento e portatori. Tutto questo sta rendendo la montagna più alta del mondo una discarica a cielo aperto, con rifiuti abbandonanti ai campi in quota. Ma non solo, anche le persone morte sulla via di ascesa cominciano a essere molte e fare impressione.

L’ultima settimana ha visto ben dieci morti in una manciata di giorni, una follia collettiva che ha coinvolto molti turisti – alpinisti.

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