Mali, il prezzo della liberazione degli ostaggi: centinaia di jihadisti in libertà – La Stampa

Sono stati rilasciati padre Pierluigi Macaulay e Nicola Chiaquia insieme alla francese Sophie Petronin, e soprattutto l’ex primo ministro del Mali Sumaila Cisse, vero oggetto di trattativa con il gruppo jihadista che lo teneva prigioniero. Il suo rilascio è stato una priorità per la giunta militare al potere dopo un colpo di stato che ha rovesciato l’ex presidente Ibrahim Boubacar Kate, il nemico giurato di Sise. Kate si è sempre rifiutata di trattare con i terroristi, ma la giunta ha un approccio più pragmatico, influenzato anche dal potente fondamentalista Imam Mahmoud Diko, che sostiene il compromesso. Così i militari al comando del colonnello Goita e del presidente di transizione Bach ND erano pronti a rilasciare i jihadisti detenuti, e le trattative tenute dai servizi francese e italiano furono improvvisamente sbloccate.

Deserto, montagne e grotte
La frammentazione dei gruppi islamisti nella regione ha ritardato la liberazione. Sise è stato catturato da un gruppo minore che ha poi venduto la sua organizzazione chiamata Makina, a sua volta parte del cartello Jamaat Nosra al-Islam ad al-Muslimin, un gruppo di islamisti e musulmani (GSIM) nato nel 2017 a seguito di una fusione Al Qaeda e ISIS. Tutti e quattro gli ostaggi erano nascosti nella regione di Buges, la storica parrocchia dei kaedisti locali. Si tratta di un’area che le forze francesi intervenute nel gennaio 2013 per bloccare la cattura del Paese africano da parte dei jihadisti non sono mai riuscite a riconquistare. Ci sono cinquemila persone a Parigi, ma nel nord del Mali c’è una vasta area desertica, piena di montagne, acque e grotte, che è ben nota solo alle tribù locali dei Tuareg.

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Bandiere nere e polli arrosto
La Francia, come gli Stati Uniti, è dura nei colloqui sulla presa di ostaggi. Ma l’evoluzione della situazione politica in Mali ha offerto una rapida soluzione anche a costo di rafforzare le fila dei jihadisti. Il negoziatore era un membro del gruppo Tuareg. Così, GSIM si è assicurata il rilascio di 206 dei suoi combattenti, che è stato annunciato in un comunicato trionfante. Poi le foto di una “cena del Ringraziamento” sui social, svoltasi in un’oasi di montagna, nel trionfo dei polli fritti e delle bandiere nere. Il Sahel è stato approvato come una “nuova frontiera jihadista”, un fronte caldo a cui l’Europa dovrà fare attenzione.

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