Julia Maria Tripiciano, 40 anni dopo, ha una faccia morta a Ustitsa

Laureato in Matematica e Fisica a Palermo nel 1957. Ha poi combinato per dieci anni l’insegnamento presso alcuni istituti tecnici della città con i suoi compiti universitari come assistente volontario presso il Dipartimento di Matematica Superiore. Poi l’ambita vittoria nel concorso per un assistente a tempo pieno in analisi matematica all’Università di Modena e per diversi anni nell’insegnamento di matematica aggiuntiva. Una carriera straordinaria anche perché si potevano contare a portata di mano i giovani insegnanti di scienze in Italia dell’epoca.

Discreto e studioso

Julia Maria Tripiciano era sola, riservata, nascondeva la timidezza dietro grandi occhiali. A Modena viveva in un convento di suore, che ospitava una pensione, aperta anche agli studenti. Dopo pranzo hanno ascoltato mentre suonava il piano nelle opere classiche. Preferiva le composizioni di Mozart e Chopin. L’hanno aiutata a non pensare alla morte prima del padre, l’ingegnere capo del comune di Palermo, e poi della madre. I colleghi di Modena la ricordano sempre con un libro o un foglio in mano per spiegare alcune equazioni agli studenti. Talmente buono che quando nel giugno 1980 si rese improvvisamente disponibile un posto all’Università di Palermo, la facoltà decise di chiamarla per l’insegnamento. Lo riferiscono alla sorella Maria Madolana, anche lei insegnante di matematica in un liceo del capoluogo siciliano. I tempi si avvicinano e lei chiama immediatamente Madena.

Il volo è stato completato, ma un posto diventa gratuito

Julia Maria tocca il cielo con il dito, perché dopo undici anni trascorsi in Emilia-Romagna, può finalmente tornare a casa, dove vive anche il fratello Giuseppe. Ha 44 anni, in anticipo sulla sua lunga carriera universitaria. Per completare il suo trasferimento a Palermo, ora dicono dall’Università dell’Emilia, i documenti erano urgentemente necessari e lei non poteva permettersi un viaggio via terra per 24 ore per tornare in Sicilia. Quindi cercava un biglietto per il primo volo Bologna-Palermo. Era pieno, ma all’ultimo momento qualcuno si arrese e Julia Maria si imbarcò il 27 giugno 1980. L’aereo era un Itavia DC9, volo IH870, affondato alle 20.59 nelle acque di Ustyka. Dallo stesso giorno, le famiglie di 81 vittime aspettano la verità. Il suo corpo è stato uno dei 39 salvati e da allora non si è saputo nulla di Julia Maria.

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Dossier inedito su Corriere.it

Al quarantesimo anniversario del pogrom, Corriere ha cercato di fare una faccia alle vittime di Ustika, pubblicando 62 foto. Non in Julia Maria, perché nessuno sembrava sapere nulla di lei. Tre mesi dopo, però, la rotta porta a Genova. Certo, la ricordo, era la figlia della sorella di mia madre “, racconta Annamaria Patti,” e quando siamo andati a Palermo, abbiamo passato del tempo insieme. Era timida, tenace, molto studiosa e in realtà si è laureata con 110 lode. Mi spiace, non ho foto di lui. Qualche settimana dopo ebbe un’epidemia: il nipote di Giulia Maria insegnava in Puglia.

Le parole del nipote

Nicole Tripicana, anche lei insegnante di matematica in pensione, vive a Canos e ha una foto di sua zia. Non so come mi hai trovato “, risponde al telefono,” ma sono soddisfatto. La morte della zia di zia Maria è avvenuta in anticipo, sono andata con mio padre a conoscere il suo corpo. Nicole è eccitata. I fratelli erano intimi, finivano tutti matematica e fisica, avevano pochi amici, ricorda, le loro zie erano sole e passavano molto tempo con me. Amavano viaggiare e hanno scattato molte foto, ma non si sono nemmeno presentati. Hanno scherzato: siamo sempre gli stessi, non invecchiamo. Il massacro di Ustitsa ha privato Julia Maria di questo privilegio, ma il suo volto e la sua storia rimarrannoper sempre.

4 ottobre 2020 (modifica il 5 ottobre 2020 | 01:10)

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